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Ali di musica: il volo di Giulio verso l’Healing Music Festival

Ali di musica: il volo di Giulio verso l’Healing Music Festival

Brano consigliato per l’ascolto …flying beyond beliefs

Cosa accade quando la musica arriva nella tua vita nel momento esatto in cui ne hai più bisogno?

Ho conosciuto Giulio qualche anno fa, al Rifugio degli Asinelli, durante un concerto all’aperto. Era venuto con sua mamma. Mi ricordo il suo sguardo silenzioso e attento, il modo in cui si muoveva tra le note con una presenza che mi aveva colpito subito. Non sapevo molto di lui, ma mi era rimasta dentro la sensazione che la musica avesse già un ruolo importante nella sua storia. Oggi quella sensazione trova finalmente voce.

Giulio ha 19 anni. È diplomato alla scuola alberghiera, ma la sua vera passione è la musica. Un amore nato in un periodo difficile della sua vita, durante la pandemia, quando le giornate sembravano immobili e confuse. Ha iniziato a suonare da solo, senza maestri, usando le app e i tutorial su YouTube. Il pianoforte è diventato rifugio e strumento di trasformazione, soprattutto nei momenti segnati da crisi pseudo epilettiche, attacchi di panico e fatiche quotidiane. È lì che ha scoperto quanto le note potessero diventare medicina, quanto potessero restituire spazio, respiro, direzione.

Nel tempo, Giulio ha dato vita a quattro composizioni originali, ognuna legata a un passaggio preciso del suo percorso interiore. Leggerezza è nata nel momento più buio, quando ogni gesto quotidiano, anche il più semplice, sembrava insormontabile. In quei giorni in cui il corpo e la mente lanciavano segnali di allarme, la musica è stata una via d’uscita silenziosa, un canale di espressione che non chiedeva spiegazioni.

Con The Change, qualcosa ha cominciato a muoversi. Il brano accompagna quella fase di passaggio in cui si intravede una possibilità nuova, ancora fragile, ma presente.

Resilience, forse il più intenso e rappresentativo, è una vera e propria dichiarazione di esistenza. Una musica che non si limita a raccontare la fatica, ma che afferma con forza la volontà di rialzarsi, di non mollare, di riemergere.

Infine In the Clouds, un brano più etereo, dedicato al nonno e alla bisnonna: un gesto d’amore che unisce il ricordo alla gratitudine, e che trova nelle note una forma di vicinanza che va oltre il tempo.

La sua musica è nata e cresciuta insieme a un ascolto profondo. Tra le sue scoperte, c’è stata anche Translational Music, conosciuta grazie a una persona di famiglia che pratica yoga. Giulio ha cominciato ad ascoltare le frequenze a 432 Hz e ha subito sentito che quella vibrazione parlava anche a lui. Nei periodi di alternanza scuola-lavoro metteva Translational Music in sottofondo per trovare concentrazione e calma. Anche nelle attività che richiedevano cura, precisione, sensibilità, come la preparazione dei dolci, la musica lo aiutava a restare centrato, presente, connesso.

Nel suo colloquio di maturità ha scelto di raccontare questa esperienza. Ha parlato apertamente degli effetti benefici delle frequenze a 432 Hz, spiegando come la musica lo avesse aiutato a superare momenti complessi. La commissione si è emozionata e lui, con la sua sincerità disarmante, ha portato un esempio concreto di quanto l’ascolto consapevole possa trasformare davvero la qualità della vita.

Oggi Giulio sta svolgendo il servizio civile e ha in mente progetti belli e importanti: portare la musica nelle case di riposo, nelle scuole, tra i bambini. Da settembre collaborerà con le scuole medie del suo territorio per portare piccoli concerti e momenti di ascolto condiviso. Vorrebbe diventare musicoterapeuta, per restituire agli altri quello che ha ricevuto: benessere, fiducia, respiro.

Durante la nostra chiacchierata mi ha raccontato anche della sua diagnosi di Neurodivergenza, ricevuta di recente, una scoperta che ha dato senso a molte cose, anche al suo legame profondo con la musica. “Ci vuole una certa sensibilità”, mi ha detto “Ma se si è in difficoltà, ascoltare può aiutare davvero.”

Sua mamma ha usato un’immagine che mi è rimasta impressa: la musica, per lui, è stata un collante. Un filo invisibile che ha tenuto insieme le sue giornate nei momenti più difficili, quelli segnati dal sovraccarico e dalla fatica di restare al passo con un mondo che spesso pretende molto e ascolta poco.

Giulio parteciperà all’Healing Music Festival, portando le sue composizioni e la sua storia. Lo farà con grazia, senza cercare riflettori, ma con il desiderio profondo di condividere, di far star bene, anche solo per qualche minuto, chi si troverà ad ascoltarlo e sarà un dono per tuttə noi.

Sentire parlare Giulio ti fa percepire un’ondata di gratitudine, perché è attraverso storie come la sua che Translational Music prende davvero forma: quando incontra vite vere, sensibilità profonde, percorsi non lineari ma pieni di senso. Giulio non ha scelto la musica. In qualche modo, è stata la musica a scegliere lui.

Con gratitudine,

Emiliano

Giulio al pianoforte
Giulio al pianoforte

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